PROPOSTA ITINERARIO “AMU PUSATU CHITARRE E TAMBURI…”  IL BRIGANTAGGIO A LONGOBUCCO Fra storia e mito.. percorrendo e raccontando verso l’itinerario “Petra e ra gnà Zzita” Geologia e morfologia del territorio.. alla scoperta dei siti minerali  
“Amu Pusatu Chitarre e Tamburi…” questo il suggestivo titolo di un itinerario “Sulla Via dei Briganti” realizzato e proposto a cura della Cooperativa “Vita nel Parco” e dall’Associazione Culturale “Anima Longobucchese”. Un itinerario sulla storia del “Brigantaggio a Longobucco fra Mito e Leggenda” percorrendo e raccontando i luoghi in cui i Briganti hanno vissuto fra Geologia e morfologia del territorio.. alla scoperta dei siti minerari. Il progetto è rivolto ai turisti ed in particolare ai giovani, agli studenti e agli amanti della montagna e del Trekking, Prevede la “Valorizzazione delle risorse locali.. dalla storia al mito, dal folclore all’artigianato, dalla gastronomia alla tradizione .per riscoprire e far rivivere tutto ciò che nel corso dei millenni, ha “dato forma” all’essere/io dei longobucchesi. Fra i numerosi aspetti che caratterizzano l’”animo dei longobucchesi” spicca il fenomeno del Brigantaggio. Esso appartiene alla storia ed al mito di Longobucco. Numerosi furono infatti i capi-Briganti che hanno vissuto fra le montagne ed il centro storico del borgo. Molteplici i racconti, le credenze, i canti, i proverbi che celebrano le gesta e le imprese dei briganti”. Gli ideatori intendono far rivivere per un giorno il mito del Brigantaggio a Longobucco: una manifestazione turistico-culturale all’insegna della conoscenza e della promozione del patrimonio locale. La manifestazione si proietta nel concetto del “percorrendo e raccontando”: un itinerario interamente a piedi che, dal centro storico, conduce verso l’antico covo dei briganti: la “Pietra e ra gnà Zzita”(Pietra della signora sposa). Durante il percorso, a tappe, verranno recitati e cantati frammenti della storia del Brigantaggio a Longobucco. Percorrendo il centro storico si rammentano e, dove possibile, visitare luoghi e strutture del Brigantaggio. L’itinerario che conduce verso il covo dei briganti (Pietra e ra gnà Zzita) è un ricco territorio di testimonianze geologiche e morfologiche, che hanno richiamato l’attenzione di importanti studi e ricerche nazionali sulla conformazione delle rocce e dei minerari. Durante il percorso, un giovane ed esperto geologo di Longobucco, individuerà ed esporrà i siti minerari posti lungo il sentiero. Assaggi gastronomici e canti folk popolari concluderanno la manifestazione. Il programma prevede la visita all’antica Torre Normanna e nel centro storico di Longobucco a seguire visita ai covi dei briganti: percorrendo e raccontando il Brigantaggio sull’itinerario storico-naturalistico “Petra e ra gnà Zzita” - geologia : peculiarità dei minerali sull’itinerario; Pranzo presso un caratteristica Trattoria locale, poi la visita alle botteghe d’Arte Tessile e in serata degustazione in Osteria de “U Marcatiaddù” (spezzatino di carne della cucina tipica longobucchese) accompagnato dal famoso “Schiannichiaddù (tipico bicchiere di vino locale).  PROGRAMMA: Ore 9 visita luoghi del Brigantaggio (Torre Normanna e centro storico) Ore 10 verso il sentiero storico-naturalistico "Pietrae ra gnà Zzita" Ore 13 pranzo a sacco / pranzo in trattoria locale / grigliata all'aperto Ore 16 visita botteghe d'Arte tessile In serata degustazione de "U Mercatiaddù" (spezzatino longobucchese) e de "U Schiannichiaddù" (bicchiere di vino locale)
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 21 Giugno 2010 20:48 )
  Una giornata tra le bellezze della Sila e di Longobucco a bordo di preziose automobili d’epoca. Questo il senso dell’iniziativa della cooperativa turistica “Vita nel Parco” e dell’associazione culturale “Anima longobucchese”, che ha portato nel centro montano un gruppo di collezionisti di vetture d’epoca del nord d’Italia. Il gusto del viaggiare a bordo di auto che hanno fatto la storia dell’automobilismo italiano e non solo, accompagnato dalla scoperta di un piccolo paese montano ricco di storia, cultura e tradizioni. Mentre i tanti cittadini incuriositi hanno potuto ammirare le storiche autovetture posteggiate nella cornice di piazza Matteotti all’ombra del campanile, i visitatori hanno scoperto gli usi e costumi di Longobucco con particolare attenzione per la tessitura, grazie ad una mostra allestita per l’occasione nei locali della casa delle culture. Il gruppo d’auto di notevole valore storico-automobilistico, dopo la tappa longobucchese, continuerà ad attraversare in tour la Calabria. 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 21 Giugno 2010 21:02 )
  Rappresenta l’evento di maggior rilievo della tradizione longobucchese.Si svolge annualmente, dal 13 al 14 Agosto, in concomitanza con le celebrazioni religiose dell’Assunta, infatti, si alternano manifestazioni di vario genere: dall’esibizione di gruppi folcloristici e di sbandieratori alla degustazione dei prodotti tipici; dalla processione dell’Assunta (Madonna dei Carbonari) per le vie del paese all’attesa e famosa Giostra e Sagra del Castrato. La Giostra del Castrato consiste nella giostra a cavallo alla quale partecipano generalmente dieci cavalieri. Ogni cavaliere, con l’abilità d’affiorare la propria spada e di destreggiare il proprio cavallo, cerca di mozzare la testa al castrato che pende al centro della piazza (del “vero” castrato si usa soltanto la pelliccia che viene riempita di paglia). Le spade usate dai cavalieri sono realizzate in legno locale, quindi il vincitore risulterà colui che darà il “colpo finale” alla testa del castrato che si staccherà dal finto corpo!Si svolge in piazza Matteotti, richiamando numerosi turisti provenienti dalle localià vicine. Dott. Francesco De Simone
Ultimo aggiornamento ( Martedì 10 Agosto 2010 12:04 )
Maggio e Giugno sono i mesi in cui i boschi si colorano di grandi distesi di fiori. A Longobucco (cs), il comune più rappresentativo del Parco Nazionale della Sila, la Ginestra fiorisce con il suo indistinguibile giallo. Tutte la montagne si coprono di immense distese di “macchie gialle”, creando con gli altri fiori e con il verde dei pini e castagni un paesaggio a dir poco fatato. La ginestra è una delle protagoniste dell’Arte della Tessitura, che a Longobucco primeggia in tutta la regione, in quando forma d’artigianato unica nel suo genere. A Longobucco esisteva un ginestrificio che serviva a trasformare le piante, nate spontaneamente sulle pendici delle montagne, in fibre che poi venivano lavorate ai telai. Dopo spaventosi terremoti, il ginestrificio fu demolito per far posto alle case popolari, nonostante esistevano altri posti edificabili, occupati però, dagli orti che erano di fondamentale importanza per la sussistenza alimentare; così si è cancellato un pezzo di storia di Longobucco, un segno del suo passato, un reperto di archeologia industriale. Quandola ginestra raggiungeva la piena maturità , le donne di buon mattino, si recavano nei boschi per i ripidi burroni, per tagliare i rami che venivano raccolti in manipoli. Questi venivano a loro volta ripiegati su se stessi in modo da formare dei mazzetti della lunghezza di 20-25cm e poi legati in grossi fasci del peso circa di 10kg ciascuno e portati alla riva del fiume per l'operazione di scarto. Qui venivano tuffati in grandi caldaie di rame per essere bolliti. A bollitura ultimata, i mazzetti venivano estratti dalla caldaia per essere raffreddati, quindi riuniti in fasci di venti ciascuno, venivano di nuovo trasportati alle fiumare dove restavano immersi nell'acqua per circa otto giorni sotto il peso di grossi massi. Si otteneva la fibra grezza e la rama nuda , cioè la parte legnosa, che asciugata al sole, serviva per accendere il fuoco. La fibra grezza veniva posta su grosse pietre in riva al fiume e battuta con una mazza di legno (copano) per liberare i fasci fibrosi dal tessuto corticale. I mazzi venivano quindi risciacquati più volte e messi ad asciugare al sole fino ad assumere il colore iankulinu, si avevano cosi le stuppe , delle filaccie grezze molto grossolane. Per ottenere fibre per gli usi tessili, si continuava il ciclo di lavorazione. Per ottenere tessuti per le lenzuola e le tovaglie, occorreva sottoporre la stuppa alla cardatura: si preparavano due tavolette di legno anche di forma circolare e ricoperte di cuoio su cui erano infissi decine di chiodi. Tra i denti di queste spazzole, fissata su una scala a pioli, si metteva la stuppa e si ricopriva con l'altra metà , in modo che la stuppa, scorrendo si allungava dando origine all'ordito, mentre la fibra rimasta tra i due denti del cardo, dopo filata dava origine al filo per la trama. Le fibre, del peso di 200-300 grammi, venivano poi filate mediante la rocca e il fuso e poi lavorate al telaio. In dialetto longobucchese la ginestra veniva detta cordicedda , per la qualità più grossolana e rustica rispetto alle altre materie utilizzate.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 19 Ottobre 2009 20:46 )
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